
Premessa: la maggior parte degli articoli di questo blog è ripresa da altre fonti, così come elencato in questo post. Spesso, in un singolo articolo, mescolo parti tratte da testi diversi con alcune riflessioni personali; altre volte, invece, i contenuti originali sono talmente completi che mi limito a tradurli in italiano.
Mi capita sempre più spesso di riprendere pezzi interi dal sito Living with Limerence, che considero, ad oggi, la fonte più chiara e completa sull’argomento.
L’autore, Tom Bellamy, oltre a tenere il suo blog settimanalmente aggiornato, ha pubblicato alcuni libri e aperto di recente un canale youtube che vi invito a visitare. Il pezzo che segue è tradotto dal suo ultimo post e lo riporto qui per intero perchè mi sembra particolarmente efficace per descrivere che cos’è la limerenza.
Buona lettura!
Circa metà della popolazione mondiale sperimenta l’innamoramento iniziale come uno stato mentale alterato chiamato limerence.
Se ti è mai capitato di essere attratto da qualcuno in modo così potente da risultare travolgente, allora conosci bene questo stato. Desideri quella persona più di qualsiasi altra cosa tu abbia mai desiderato.
Nulla nella vita è davvero paragonabile all’euforia naturale della limerence. È una sensazione che ti fa letteralmente camminare a un metro da terra.
Almeno all’inizio.
Ma a picchi così alti spesso segue un crollo. La limerence ha anche un lato oscuro: può trasformarsi in ossessione.
1. Il desiderio diventa bisogno compulsivo
Nella fase iniziale della limerence, il desiderio per l’altra persona è euforico.
Il tuo stato mentale cambia completamente.
“Oh, quell’energia che ti rende super carico! È così piacevole che ti senti sulle nuvole! È durata qualche settimana, forse un mese e mezzo. Il mondo mi sorrideva e io sorridevo al mondo… tutto era colorato e bello, mi sentivo super felice!”
Quella sensazione ti spinge a cercare la persona di cui sei infatuato – il tuo oggetto di limerence – perché è profondamente gratificante.
L’eccitazione che provi quando sei con lei/lui è irresistibile. Non desideri altro che creare un legame intimo.
Ti sembra che quella persona prometta la felicità.
Ma se resti in questo stato troppo a lungo, questo desiderio esaltante comincia a trasformarsi.
Se c’è incertezza nel legame – per esempio per ostacoli, indecisione o comportamenti imprevedibili – il desiderio si trasforma in craving, un bisogno compulsivo.
Vuoi quella persona non perché stai cercando piacere, ma perché hai bisogno di sollievo da un bisogno interno insistente e logorante.
“Sto lottando contro la mia dipendenza dallo scrivere al mio LO oggi e sto andando abbastanza bene, ma mi sento a pezzi. Fatico a concentrarmi sui compiti che sto facendo.”
Senti ondate continue di desiderio che ti spingono a controllare i suoi social, a scrivergli un messaggio, a cercarlo.
“Ho bloccato i suoi social, poi ho sentito un bisogno fortissimo di rivedere il suo viso e l’ho sbloccato poche ore dopo. Niente di quello che faccio sembra diminuire i miei sentimenti per lui.”
Questa transizione è un segnale che il tuo sistema dopaminergico di ricompensa si è ipersensibilizzato.
La spinta motivazionale è andata fuori controllo.
Il “volere” diventa uno stato costante, non è più orientato a uno scopo.
Il piacere delirante della connessione è stato sostituito da un sottofondo invadente di bisogno.
La ricerca di ricompensa diventa ricerca di sollievo.
2. Perdita di autocontrollo
Il nostro cervello ha un sistema sofisticato per valutare le ricompense, comprenderne le conseguenze e frenare il desiderio quando la ricompensa è pericolosa.
Durante la limerence di lunga durata, però, questo sistema di controllo si indebolisce.
La sensazione è una strana combinazione di impotenza e segreta soddisfazione: sai che non riesci a resistere, ma in fondo non ti dispiace, perché una parte di te vuole “cadere”. È così che funziona la dipendenza.
Una vocina razionale ti dice di smetterla di comportarti in modo sconsiderato, ma nel momento decisivo semplicemente non ti importa.
“Sono una persona razionale, rifletto a lungo prima di decidere. Mi convinco che a una cosa devo dire ‘no’ per mille buoni motivi. Poi vado dal mio “oggetto di limerence”, lei me lo chiede e io dico ‘sì’. È particolarmente frustrante che lei non debba nemmeno insistere.”
È come se la parte esecutiva del cervello fosse sedata.
Il tuo “CEO mentale” è in vacanza, sorseggia cocktail e ride mentre tu fai figuracce.
Ed è esattamente ciò che succede: nella dipendenza, il feedback della corteccia prefrontale che dovrebbe frenare il desiderio è desensibilizzato.
Quando resti in limerence troppo a lungo, il tuo autocontrollo è compromesso a livello fisiologico.
3. Le fantasie diventano intrusive
All’inizio, pensare all’oggetto di limerence è piacevole.
Passi ore a sognare ad occhi aperti, a ricordare momenti insieme, a fantasticare sul futuro.
Col tempo, però, questa dolcezza si guasta.
Superato un certo punto, i sogni ad occhi aperti diventano pensieri intrusivi.
Dal momento in cui ti svegli, il pensiero di quella persona invade la tua mente, rovina la concentrazione e rende difficile pensare ad altro.
“Penso a lui quando mi sveglio, quando vado a dormire e parlo con lui nella mia testa tutto il giorno, ripetendo o anticipando incontri che non avverranno mai. Spesso questi pensieri sono involontari ed estenuanti…”
Non cerchi più un piacere indiretto immaginando di essere con lui/lei: subisci pensieri insistenti che non riesci a controllare e che ti consumano.
Molti raccontano anche di fare sogni ansiosi sulla persona che disturbano il sonno.
4. I picchi di felicità sono più bassi
All’inizio, un sorriso, una risata, anche solo stare insieme è pura beatitudine.
Impari in fretta che quella persona è una fonte di euforia.
Ma questi brividi non durano.
Le piccole gioie non provocano più lo stesso effetto.
Si sviluppa una sorta di tolleranza.
Le allusioni, i segnali di interesse, le speranze non danno più lo stesso “sballo”: serve qualcosa di più forte.
A questo punto molte persone iniziano a spingersi oltre i propri limiti:
le battute diventano più esplicite, i segnali romantici più diretti.
“Sembrava una scena da film pessimo. La conversazione si è fermata di colpo quando ho detto al mio LO: ‘Dovresti stare attento a quello che prometti, sai quanto è maliziosa la mia mente!’ Tutti al tavolo mi hanno fissata, poi sono scoppiati a ridere.”
Il paradosso è che la dopamina continua a spingerti a cercare la ricompensa, ma il piacere reale diminuisce.
Ti aspetti euforia e ottieni solo un sollievo momentaneo.
Così rincorri sempre di più, in un ciclo di dipendenza comportamentale.
5. Anche i crolli sono più profondi
All’inizio la limerence comporta forti sbalzi emotivi.
“Gli alti sono altissimi, ma poi c’è sempre il crollo. Sempre dolore. Vorrei solo tornare a sentirmi normale, ma non riesco a districarmi.”
La promessa romantica è così forte che qualsiasi minaccia al legame scatena un’ansia enorme.
Se però l’incertezza dura troppo, l’ansia prende il sopravvento sul piacere.
Le emozioni negative diventano sempre più intense.
La perdita fa molto più male di quanto il guadagno faccia piacere.
La persona amata diventa il premio più importante del tuo mondo.
Così la promessa di un’unione perfetta sembra a portata di mano, ma poi scivola via.
L’ansia diventa panico.
Le montagne russe emotive si trasformano in piccoli picchi seguiti da lunghe discese nauseanti.
6. Sintomi di astinenza
A un certo punto il dolore supera il piacere.
La persona capisce che la situazione è diventata tossica e decide di troncare o ridurre i contatti.
Ma la dipendenza ha un altro trucco crudele:
la privazione fa male.
Il cervello si è adattato alla dipendenza come “nuova normalità” e l’astinenza provoca stress, ansia, vuoto.
Scattano i sistemi anti-ricompensa: aumentano gli ormoni dello stress, si attivano circuiti di paura e disagio.
Risultato: scappare dalla dipendenza fa soffrire.
E questo porta all’ultimo segnale.
7. Peggiora la qualità della vita
Alla fine, la vita può sembrare desolata.
“La mia vita ora mi sembra vuota. Faccio fatica a ricordare chi ero prima di questa ossessione e, se sono onesto, una parte di me non vuole nemmeno lasciarla andare.”
“Oscillavo tra desiderio intenso e una specie di indifferenza sconfitta. Ero esausto, svuotato.”
Si trascurano relazioni, sonno, appetito, se stessi.
L’ossessione diventa una nuvola nera sempre presente.
Il senso di colpa e la vergogna peggiorano tutto, soprattutto se la limerence è vissuta come segreto in una relazione già esistente.
Come uscirne
L’unica vera via d’uscita è accettare consapevolmente quello che sta succedendo e accettare il fatto che smettere farà male.
È duro da accettare, ma il realismo è il primo passo per uscire dalla limerence tossica.
In pratica:
sei dipendente da una persona e devi invertire le abitudini che ti hanno portato lì.
Serve limitare il contatto con l’oggetto di limerence in modo progressivo: ridurre l’accesso alla “droga”, senza andare subito in astinenza totale.
Serve richiamare il tuo “CEO mentale”, la parte esecutiva del tuo cervello, e allenarlo a guidare il tuo percorso di recupero.
Devi uscire, poco a poco, da questo stato mentale alterato.
E tracciare un percorso da dove sei ora verso una vita più piena e più tua.
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Alcune note personali conclusive
Liberarsi è possibile.
Ma bisogna passare attraverso il dolore della separazione. È inevitabile, purtroppo. All’inizio fa un male cane. Poi arriva un momento di sollievo. Poi fa di nuovo male, ma un po’ meno.
E va avanti così: a ondate, ad alti e bassi. Si impara a conviverci. Alcuni giorni ci si sente finalmente liberi. Altri si sprofonda in una malinconia avvolgente.
Ma, poco a poco, si recupera il controllo delle proprie azioni, della propria mente, del proprio umore, della propria vita. Le scelte non sono più orientate verso un unico obiettivo: rincorrere la persona oggetto della limerence. La mente si libera e può essere riempita di nuovo con altri interessi. Piano piano si ricomincia a provare felicità per le piccole cose.
Passa un mese, poi due, tre, quattro…
E a un certo punto ci si guarda indietro e si resta impressionati dalla strada che si è fatta.
Ma bisogna avere la forza e la volontà di intraprendere questo cammino.
Di addentrarsi in un sentiero che all’inizio è pieno di spine. Bisogna ferirsi un po’.
Sanguinare un po’. Prima di accorgersi che i rovi si diradano e che la strada diventa sempre più pianeggiante, sempre più aperta verso l’orizzonte.












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